UNA STELLA DI AMBRA
-Dove sono?- disse spaventata Elis, vedendo buio intorno a sè.
-Questo lo scoprirai tra poco, piccola bambina- rispose una voce confusa nelle tenebre.
Elis in realtà non era tanto piccola. Aveva 16 anni compiuti, anche se il suo aspetto fragile e candido poteva creare illusioni sull’età. Poi, con quel nasino a punta, piccolino, che le dava un che di sbarazzino, tutti ormai stentavano a credere che avesse lasciato le scuole elementari già da un po’.
-Chi sei? Cosa sta succedendo? Dove sono?- replicò la ragazza sull’orlo del pianto.
-Te l’ho detto, aspetta...- Nel buio si intravedeva una piccola luce bianca, senza esitare Elis ci si avvicinò. Una lucciola. Un segno di vita concreta agli occhi.
-Oh- sospirò il piccolo lumino –che noia, non succede mai niente qui...-
La giovane ,non aspettandosi una risposta dall’insetto,si ritrasse bruscamente, strabuzzando gli occhi.
-Chi sei, oh fanciulla, che qui ti sei recata?- chiese la piccola voce.
-Mi chiamo Elis- balbettò –sai per caso quale posto sia mai questo?-
-Non te lo posso dire- replicò la vocina. –Però puoi provare a chiedere al maestro Oliva-
-Maestro Oliva? E chi è costui?-
- E’ un mago che sa tutto di tutti, lo chiamano tutti così perché al posto degli occhi ha due olive verdi- rispose la lucciola –Ma fai in fretta, segui la stella a 9 punte, ti indicherà la strada!-
Elis ringraziò la lucina dicendo che sapeva cosa fare e dove andare, ma in realtà non aveva capito niente. Diceva che non poteva essere la realtà, che durante l’ora di matematica probabilmente si era addormentata, colpa dei problemi troppo noiosi per lei. Pensava comunque di continuare il sogno e non di fermarlo con un pizzicotto, era curiosa di vedere questo maestro così bizzarro.
Continuò a camminare seguendo l’astro nel cielo nero, se era un cielo. Ad un tratto si trovò davanti una porta che aveva tutta l’aria di essere la porta di un’aula scolastica: sopra un adesivo della juve glitterato rifletteva la poca luce della stella, una scritta, “School Anarchy”, una macchia di penna nera, una targhetta con su incisi un due e una Z. Entrò. La luce abbagliante date le circostanze di un neon le trafissero gli occhi, grida e risate rimbombarono nelle sue orecchie. Una folla immensa di ragazzi della sua età formicolava da una parte all’altra della stanza, chi cadeva, chi parlava, chi guardava in alto in cerca di chissà cosa; poi anche lei spostò lo sguardo verso l’alto, abituatasi alla luce, e vide un ragazzo dalla pelle olivastra e i capelli neri a caschetto volare e fare capriole in aria con l’ammirazione dei presenti. Il fanciullo volante si accorse della nuova arrivata e per richiamare l’attenzione fischiò in una conchiglia. Si, una conchiglia. Solo quando quest’ultimo scese Elis si accorse che aveva gli occhi completamente verdi. Era lui, il maestro Oliva in persona. Le si avvicinò, la scrutò attentamente, i ragazzi si zittirono poco a poco.
-Chi sei, o bionda fanciulla? Cosa ti ha spinta qui? Non ti ho mai vista, qui.-
-Mi chiamo Elis, maestro, Sono qui perché la lucciola mi ha detto che...-
-Non una parola in più- interruppe così il maestro –so già tutto; ma di cio’ che so puoi saperne soltanto una parte- aggiunse.
-Beh, io volevo sapere dove mi trovo, se...-
-Questo non lo dico- parlandole nuovamente sopra –faccio prima a dirti cosa mi puoi chiedere...-
-E cosa, allora?- chiese confusa e nervosa la ragazza.
-Ti posso dire che preferivo che tu fossi più alta e non un tappo, mora invece che bionda e un pochettino più... – e si interruppe da solo in cerca del termine giusto, ruotando le olive che sovrastavano il suo volto.
Elis indignata per la risposta non coerente disse lamentosamente:- Che dite?! Io vorrei sapere qualcosa su...- ma non fece in tempo a finire la frase che lo sguardo del ragazzo si concentrò talmente tanto su di lei che le olive che aveva per occhi si bruciarono. La ragazza tentò di scappare, ma inutile dire che la folla presente voleva capire cosa fosse successo al maestro... così lei si ritrovò schiacciata, pestata, appiattita al suolo come una vecchia gomma masticata sull’asfalto. Il pollice della mano destra sanguinava. Improvvisamente la folla scomparve, e si rese conto di essere sola. Il maestro, sparito. Decise di uscire da quella pseudo classe, cercando di immaginare cosa sarebbe successo dopo quel massacro. Sentiva dolore dappertutto, manco avesse affrontato una mandria di bufali. Beh, il concetto era quello.
Di nuovo buio quando lasciò l’ambiente, ma scorgeva una figura lontana luminosa. S’incamminò per scoprire cosa fosse, ma quando sembrò sul punto di vederla nitidamente, scomparve, lasciando sul suolo scuro una piccola stella di ambra. La prese, quasi per istinto, e la mise nella tasca dei suoi jeans.
Sentì una musica. Era una canzone, e le sembrava di riconoscerla. Cercò di capire da dove venisse il suono, sembrava da sinistra. Allora corse, voleva raggiungere quelle note sempre più nitide, le riconobbe: era Alice In Wonderland, di Avril Lavigne. Ebbe un sussulto capendo quale canzone fosse, inciampò, ma sotto di lei non c’era più il terreno. C’era il vuoto. Stava precipitando, non sapeva dove, gridò più forte che poteva, il suo battito accelerava a dismisura.
Un tonfo. Voci giovani. Poi silenzio. Rumore di passi verso di lei. “E ora cosa mi succederà?” pensò preoccupata e dolorante la piccola.
-Tutto bene, Merani?
L’insegnante di matematica.
Aprì gli occhi. I suoi compagni attorno a lei, persi, davanti a loro la professoressa china con lo sguardo preoccupato.
-Cosa è successo?- disse nuovamente Elis.
-Ti sei chinata sul libro, sembrava seguissi qualcosa tra le righe. Poi a un certo punto hai urlato in maniera spaventosa e ti sei lasciata cadere a terra... – spiegò l’insegnante.
<3
RispondiEliminaBella amor (: