MenteDiUnaRagazzaInesperta
sabato 2 aprile 2011
giovedì 24 marzo 2011
Basta... non ne posso più
Elisabetta camminava per il corridoio della scuola. Era l'intervallo, ma stranamente non c'era nessuno. Ripassava a mente la perifrastica attiva per il test di latino che avrebbe avuto l'ora dopo. Che voglia. Si guardò intorno: le classi erano vuote, qualche ragazzo passeggiava lentamente con un compagno a fianco, le ragazze erano in gruppo a spettegolare sulle ultime novità. Si sentiva osservata da tutti. Saranno state le ciocche verdi e fucsia? O i braccialetti borchiati? O la maglia di Avril Lavigne? O il trucco nero? Qualsiasi cosa fosse stata, lei non si sarebbe fermata. Era il suo stile, perchè rovinarlo per soddisfare gli occhi di quattro squinzie? Il suo passo intanto si era fatto più deciso, quasi correva. Decise di andare nella classe della sua migliore amica, Giulia. Mentre passeggiava veloce si accorse che la professoressa di ginnastica stava cercando di arrampicarsi su un pilastro in mezzo al corridoio. Stupita chiese cosa stesse facendo, ma lei rispose che doveva continuare a correre e che doveva ritirare le sfere. Non capì. Salì le scale, questa volta con cautela, fin quando si ritrovò faccia a faccia con l'insegnante di latino e storia. Le riferì che oggi avrebbe interrogato, spiegato, corretto i compiti, fatto la versione, assegnato del lavoro, fatto il test, parlato col preside, andata in segreteria, bevuto il caffè e raddrizzato la Torre di Pisa. Annuì sconcertata con la testa, non capendo come avrebbe fatto a spiegare con la cazzuola in mano. Riprese il cammino, ma alla fine della prima rampa di scale si imbattè nella prof. di matematica. Questa chiese con un fare da mamma: " Ora facciamo lo scrittino, va bene? Ricordati la regoluzza che metteremo nel compituzzo di lunedì, e poi aspettati delle espressioncelle a castello belle e carine per casa." La superò sbalordita, pensando che quella poteva essere la sua madre biologica. Non finì di pensare che si scontrò con l'insegnante di disegno, che scappava decisa ma ingobbita dai libri da uno stuolo di ragazzi con delle tavole in mano. Loro: " Prof, aspetti, ho finito!" ma lei continuava imperterrita nela fuga, dicendo: "Andate tutti a quel paese! Va t'lu pien t'an..." Non finì la frase perchè il sommo Cosimo la sorpassò, indossando una camicia hawaiana che non voleva proprio stare abbottonata. Fece ancora un passo, poi due poi tre, riuscì a camminare senza ostacoli per una manciata di secondi, arrivando davanti all'aula dell'amica. Dirimpetta sulla porta stava la professoressa d'inglese. Vedendola questa disse: "Golly gosh! Why are you... perchè sei fuori dalla classe? I will kill you." "Ma è l'intervallo..." rispose contrariata. E la prof con lo sguardo maligno: " HO ucciso per molto meno. Sei una scheggia impazzita nell'universo caotico." Decise di andarsene e di salutare poi l'amica, sarebbe stata una pazzia rimanere al cospetto di quella pazzoide. Drin. Fine della pausa. Scese le scale amaramente, senza intoppi. Le aule deserte. I corridoi vuoti. Dove sono tutti? Un momento.
C'è una persona, là in fondo alla strettoia. Ha i capelli ricci e rossi. E alto. Profuma di brezza marina. E' lui. In persona. Allora lei gli si avvicina piano piano, lui è solo. Si gira. La guarda. Le fa: " Allora eri stata tu oggi a prendermi il portapenne!". Lei si ritrasse leggermente, ma si riprese subito. L'astuccio lo aveva preso lei, ma non lo avrebbe mai confessato, voleva solo attirare la sua attenzione: "No... non sono stata io." "Secondo me si....". Lei perplessa, lo guarda negli occhi immensi castani che ha. "E come fai a dirlo?" Lui pensa un secondo, poi sussurra: "Ti svelo un segreto..." Lei, un po' emozionata, anzi molto emozionata, gli si avvicina. Lui si abbassa dolcemente. E dice: "So chi me lo ha preso. E a quella persona fa molto piacere una cosa". E lei:"Cosa?". "Chiudi gli occhi, la vado a prendere". Chiuse gli occhi paziente. Chissà cosa le avrebbe portato. Magari non le avrebbe dato niente, per scherzo, oppure le avrebbe dato un libro, un disegno, qualcosa di particolare. Poi si sentì sfiorare le labbra. Profumo di brezza marina. Le sue spalle erano cinte da delle mani grandi e protettive. Una fitta al cuore. Due. Dischiuse le labbra insieme alle sue. E avvenne quel maledetto contatto. Settimo cielo. Ancora.
Poi, la sveglia.
C'è una persona, là in fondo alla strettoia. Ha i capelli ricci e rossi. E alto. Profuma di brezza marina. E' lui. In persona. Allora lei gli si avvicina piano piano, lui è solo. Si gira. La guarda. Le fa: " Allora eri stata tu oggi a prendermi il portapenne!". Lei si ritrasse leggermente, ma si riprese subito. L'astuccio lo aveva preso lei, ma non lo avrebbe mai confessato, voleva solo attirare la sua attenzione: "No... non sono stata io." "Secondo me si....". Lei perplessa, lo guarda negli occhi immensi castani che ha. "E come fai a dirlo?" Lui pensa un secondo, poi sussurra: "Ti svelo un segreto..." Lei, un po' emozionata, anzi molto emozionata, gli si avvicina. Lui si abbassa dolcemente. E dice: "So chi me lo ha preso. E a quella persona fa molto piacere una cosa". E lei:"Cosa?". "Chiudi gli occhi, la vado a prendere". Chiuse gli occhi paziente. Chissà cosa le avrebbe portato. Magari non le avrebbe dato niente, per scherzo, oppure le avrebbe dato un libro, un disegno, qualcosa di particolare. Poi si sentì sfiorare le labbra. Profumo di brezza marina. Le sue spalle erano cinte da delle mani grandi e protettive. Una fitta al cuore. Due. Dischiuse le labbra insieme alle sue. E avvenne quel maledetto contatto. Settimo cielo. Ancora.
Poi, la sveglia.
martedì 15 febbraio 2011
Una stella di ambra
UNA STELLA DI AMBRA
-Dove sono?- disse spaventata Elis, vedendo buio intorno a sè.
-Questo lo scoprirai tra poco, piccola bambina- rispose una voce confusa nelle tenebre.
Elis in realtà non era tanto piccola. Aveva 16 anni compiuti, anche se il suo aspetto fragile e candido poteva creare illusioni sull’età. Poi, con quel nasino a punta, piccolino, che le dava un che di sbarazzino, tutti ormai stentavano a credere che avesse lasciato le scuole elementari già da un po’.
-Chi sei? Cosa sta succedendo? Dove sono?- replicò la ragazza sull’orlo del pianto.
-Te l’ho detto, aspetta...- Nel buio si intravedeva una piccola luce bianca, senza esitare Elis ci si avvicinò. Una lucciola. Un segno di vita concreta agli occhi.
-Oh- sospirò il piccolo lumino –che noia, non succede mai niente qui...-
La giovane ,non aspettandosi una risposta dall’insetto,si ritrasse bruscamente, strabuzzando gli occhi.
-Chi sei, oh fanciulla, che qui ti sei recata?- chiese la piccola voce.
-Mi chiamo Elis- balbettò –sai per caso quale posto sia mai questo?-
-Non te lo posso dire- replicò la vocina. –Però puoi provare a chiedere al maestro Oliva-
-Maestro Oliva? E chi è costui?-
- E’ un mago che sa tutto di tutti, lo chiamano tutti così perché al posto degli occhi ha due olive verdi- rispose la lucciola –Ma fai in fretta, segui la stella a 9 punte, ti indicherà la strada!-
Elis ringraziò la lucina dicendo che sapeva cosa fare e dove andare, ma in realtà non aveva capito niente. Diceva che non poteva essere la realtà, che durante l’ora di matematica probabilmente si era addormentata, colpa dei problemi troppo noiosi per lei. Pensava comunque di continuare il sogno e non di fermarlo con un pizzicotto, era curiosa di vedere questo maestro così bizzarro.
Continuò a camminare seguendo l’astro nel cielo nero, se era un cielo. Ad un tratto si trovò davanti una porta che aveva tutta l’aria di essere la porta di un’aula scolastica: sopra un adesivo della juve glitterato rifletteva la poca luce della stella, una scritta, “School Anarchy”, una macchia di penna nera, una targhetta con su incisi un due e una Z. Entrò. La luce abbagliante date le circostanze di un neon le trafissero gli occhi, grida e risate rimbombarono nelle sue orecchie. Una folla immensa di ragazzi della sua età formicolava da una parte all’altra della stanza, chi cadeva, chi parlava, chi guardava in alto in cerca di chissà cosa; poi anche lei spostò lo sguardo verso l’alto, abituatasi alla luce, e vide un ragazzo dalla pelle olivastra e i capelli neri a caschetto volare e fare capriole in aria con l’ammirazione dei presenti. Il fanciullo volante si accorse della nuova arrivata e per richiamare l’attenzione fischiò in una conchiglia. Si, una conchiglia. Solo quando quest’ultimo scese Elis si accorse che aveva gli occhi completamente verdi. Era lui, il maestro Oliva in persona. Le si avvicinò, la scrutò attentamente, i ragazzi si zittirono poco a poco.
-Chi sei, o bionda fanciulla? Cosa ti ha spinta qui? Non ti ho mai vista, qui.-
-Mi chiamo Elis, maestro, Sono qui perché la lucciola mi ha detto che...-
-Non una parola in più- interruppe così il maestro –so già tutto; ma di cio’ che so puoi saperne soltanto una parte- aggiunse.
-Beh, io volevo sapere dove mi trovo, se...-
-Questo non lo dico- parlandole nuovamente sopra –faccio prima a dirti cosa mi puoi chiedere...-
-E cosa, allora?- chiese confusa e nervosa la ragazza.
-Ti posso dire che preferivo che tu fossi più alta e non un tappo, mora invece che bionda e un pochettino più... – e si interruppe da solo in cerca del termine giusto, ruotando le olive che sovrastavano il suo volto.
Elis indignata per la risposta non coerente disse lamentosamente:- Che dite?! Io vorrei sapere qualcosa su...- ma non fece in tempo a finire la frase che lo sguardo del ragazzo si concentrò talmente tanto su di lei che le olive che aveva per occhi si bruciarono. La ragazza tentò di scappare, ma inutile dire che la folla presente voleva capire cosa fosse successo al maestro... così lei si ritrovò schiacciata, pestata, appiattita al suolo come una vecchia gomma masticata sull’asfalto. Il pollice della mano destra sanguinava. Improvvisamente la folla scomparve, e si rese conto di essere sola. Il maestro, sparito. Decise di uscire da quella pseudo classe, cercando di immaginare cosa sarebbe successo dopo quel massacro. Sentiva dolore dappertutto, manco avesse affrontato una mandria di bufali. Beh, il concetto era quello.
Di nuovo buio quando lasciò l’ambiente, ma scorgeva una figura lontana luminosa. S’incamminò per scoprire cosa fosse, ma quando sembrò sul punto di vederla nitidamente, scomparve, lasciando sul suolo scuro una piccola stella di ambra. La prese, quasi per istinto, e la mise nella tasca dei suoi jeans.
Sentì una musica. Era una canzone, e le sembrava di riconoscerla. Cercò di capire da dove venisse il suono, sembrava da sinistra. Allora corse, voleva raggiungere quelle note sempre più nitide, le riconobbe: era Alice In Wonderland, di Avril Lavigne. Ebbe un sussulto capendo quale canzone fosse, inciampò, ma sotto di lei non c’era più il terreno. C’era il vuoto. Stava precipitando, non sapeva dove, gridò più forte che poteva, il suo battito accelerava a dismisura.
Un tonfo. Voci giovani. Poi silenzio. Rumore di passi verso di lei. “E ora cosa mi succederà?” pensò preoccupata e dolorante la piccola.
-Tutto bene, Merani?
L’insegnante di matematica.
Aprì gli occhi. I suoi compagni attorno a lei, persi, davanti a loro la professoressa china con lo sguardo preoccupato.
-Cosa è successo?- disse nuovamente Elis.
-Ti sei chinata sul libro, sembrava seguissi qualcosa tra le righe. Poi a un certo punto hai urlato in maniera spaventosa e ti sei lasciata cadere a terra... – spiegò l’insegnante.
domenica 2 gennaio 2011
Resoconti di inizio 2011...
Camminavo nella neve.
A un tratto ho ripercorso tutta la mia vita degli ultimi mesi. Baci? Ancora nessuno.
Quanto è strana la gente, la vita... sembra che ti voglia condurre in tanti vicoli ciechi per poi lasciarti rodere dalla rabbia, dal freddo e dalla fame. Fame e voglia di un cibo che mai incontrerà le nostre labbra. Stavo pensando, dicevo, a tutto ciò che mi è capitato di strano, come quando ho capito di quanto non mi potesse importare della persona che credevo di amare fino a quel momento, PaoloPollo. Gambe che tremavano, battiti cardiaci a mille, pianti notturni senza fine... non aveva senso disperarsi per qualche cosa che non avrebbe mai ricambiato il tuo amore, una persona tanto gentile e timida all’apparenza che però è in grado di ferirti profondamente con uno stupido SMS.
Poi c’è stato Femiol, affascinante biondo, che mi ha travolta per qualche settimana il cuore. Finita male, lui non era interessato a me, e infine pensai che manco a me piacesse così tanto.
E poi... che c’era? Ah sì! Come dimenticarlo, un ragazzo così vergognoso, che crede di essere chissachi e poi pensa di essere modesto... che gente. Non so chi è stato più egoista e insensibile tra lui e Paolo, è una bella gara. Diciamo che quest’ultimo è troppo intelligente per fare stupidaggini, e quindi mi chiedo come mai abbia detto baggianate ad alto livello. Sì, un’Oliva micidiale. Oliva, buffo soprannome dovuto alla sua pelle olivastra, inventato da una mia amica, che guardandolo passeggiare per strada con una delle sue “vittime” gridò:”Ah ma è quello? Ma è un’oliva!!!” ; e io che ridevo spudoratamente in faccia a lui (o almeno, avrei voluto). Una piccola ma significante vendetta l’ho già data. Sadico. Puffo verde che si discrimina da solo...pfff.
Poi ci sono stati ragazzi di passaggio, come Sordavi, un superficiale in cerca di ragazze dagli occhi castani (e che non ne trova per giunta), LaGugliaPazza, un matto con la faccia tosta che cerca sempre di fare lo sfacciato, Il Cannato, che è carino ma si fa delle strane canne e infine Quadrato, un tipo dai capelli rosso fuoco che è messo male ma che ancora con me non ci ha provato.
Mi viene a sorridere se ripenso a Rik, detto anche Mente Perversa, perché era e continua ad essere un ragazzo troppo simpatico, nonostante che la sua testa sia sempre a pensare a davanzali e dossi di grandi dimensioni. Oltretutto gli piace una ragazza bruttissima, dal davanzale generoso, ma dalla faccia simile a quella di un transformer. Contento lui.
C’è anche un bel tipo, uno spilungone muscoloso, che ha detto un tempo che ero carina, ma poi si è perso dalla retta via poiché egli cercava una ragazza sensibile e dolce che lo potesse soddisfare. Cioè, io non commenterei...
E infine, ora mi piace un ragazzo alto, biondo, carino, di soprannome Cry. Lo conosco da un pezzo, ma mi sono solo accorta ora che mi sono presa una cotta per lui... spero di non ferire però i sentimenti di un’amica che si è forse invaghita di lui... lui, lui, lui, lui... è simpaticissimo, impossibile immaginare quanto... però non se lo aspetterebbe, no! Come fare?
Intanto, passeggio nella neve con ai piedi le mie converse nere col pelo... <3
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